La Transiberiana d’Italia

Un treno lungo oltre un secolo. In ogni stazione una festa. Una piacevole scoperta per chi per la prima volta ha messo piede sul treno storico percorrendo la Sulmona- Castel di Sangro; un momento di gioiosa ospitalità per i paesi che calorosamente hanno accolto  numerosi viaggiatori, tra autorità, fotoreporter e visitatori provenienti da diverse città italiane, per celebrare insieme i 120 anni dalla nascita di quella straordinaria linea ferroviaria chiamata “Transiberiana d’Italia”, fulcro di un suggestivo territorio montano,  a cavallo tra Abruzzo e Molise, che emerge in tutta la sua forza e in tutta la sua bellezza.  La cerimonia più grande a Roccaraso, terra natìa del Barone Angeloni, il quale nel 1897, all’epoca segretario generale ai Lavori Pubblici, si battè per la fondazione della tratta. Un ricco programma di tre giorni (15,16 e 17 settembre), fatto di viaggi in treno storico e iniziative: percorsi turistici per scoprire i suggestivi Borghi, tra tradizioni gastronomiche e mostre fotografiche che raccontano in bianco e nero la storia della Transiberiana, come gli scatti in cui si intravede la locomotiva nella stazione di Campo di Giove sommersa dalla neve. E ancora cortei in costume d’epoca, un docufilm e una tavola rotonda con storici ed economisti che hanno affrontato il tema sul futuro della Transiberiana negli Altipiani maggiori. La rete di binari e modelli a circuito in grande scala di antichi treni proposti dal “Gruppo 835 Vapore Vivo” hanno animato il “Pratone” di Roccaraso. Per la gioia di grandi e piccoli, autorità civili e cittadini.  Le prenotazioni sono arrivate da tutta Italia registrando subito un sold out. Routine, ormai, per gli organizzatori dei viaggi turistici a bordo delle antiche locomotive (l’associazione “Le Rotaie” insieme a Fondazione Fs) che hanno stilato un corposo calendario da gennaio e dicembre. Sempre con successo di pubblico, dal 2014 ad oggi. A tre anni dalla chiusura della linea ordinaria che avvenne il 9 Dicembre 2011. Basti pensare che nel 2016, come ha spiegato il Sindaco di Roccaraso, i treni storici hanno contato 16 mila viaggiatori. Quasi il 50% in più rispetto al 2015.  Alle 8 in punto di sabato 16 settembre il classico fischio dell’antica locomotiva a vapore, caricata a carbone, ha dato il via a quel viaggio straordinario nel panorama mozzafiato delle montagne dell’Appennino abruzzese, celebrando alla grande l’ importante anniversario. Ogni stazione una sosta. Tempo di qualche foto, una breve camminata, e poi di nuovo a bordo ad ammirare lentamente scenari incontaminati, mentre le tensioni quotidiane si allentano e si confondono nel fumo che sbuffa fuori e resta indietro. Lungo quei binari che s’inerpicano sui suggestivi monti. I paesi si scorgono di lontananza, stretti nel verde, in un caldo settembre. Pettorano sul Gizio si ammira da un’insolita angolatura, Cansano con la sua silente stazione fino a Campo di Giove, dove una comunità in festa, guidata dal Sindaco, ha accolto i viaggiatori, con l’allegria della banda, i colori dei bambini, i riti e le tradizioni gastronomiche in bella mostra per tenere a battesimo, nella caratteristica area a tema curata dai giovani del paese,  una scultura firmata dall’artista Pietro Marazzi, in omaggio ai 120 anni della Transiberiana. Di nuovo in marcia: direzione Roccaraso. Prima Campo di Giove a Maiella, Palena, poi la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo che con i suoi 1267 metri raggiunti vanta il primato della più alta delle ferrovie italiane, dopo quella del Brennero sulle Alpi. A Roccaraso l’ultima fermata di un viaggio straordinario, a ritmo lento, che dà credito a quel turismo slow che comincia ad ingranare in Italia. E forse ci siamo: il sogno può diventare realtà, perché in Senato, lo scorso agosto, è stata approvata la legge per l’istituzione di ferrovie turistiche attraverso il reimpiego di linee in disuso o in corso di dismissione. Tra le 18 tratte ferroviarie italiane ci sono anche la Sulmona – Castel di Sangro e la Castel di Sangro – Carpinone. Una giornata piacevole, tra la natura, che regala bellezza in ogni stagione. Un viaggio ogni volta diverso, con la natura cangiante di mese in mese che offre emozioni e sensazioni sempre nuove abbinate a temi che fanno da filo conduttore. Tra la curiosità di molti passeggeri al primo viaggio sulla Transiberiana, i nostalgici sfoderano aneddoti legati ai ritorni a casa che affrontavano sui treni ordinari, con il sole o con la neve, su quella Sulmona- Carpinone che unisce l’Abruzzo e il Molise e tocca 14 paesi. Che i treni storici su questa linea ferroviaria possano rivelarsi una risorsa economica per il turismo delle aree montane è una convinzione che mette tutti d’accordo, con l’auspicio che il progetto possa consolidarsi al fine di poter rilanciare i territori.  A Roccaraso, nella cerimonia commemorativa, c’erano Sottosegretari, Senatori, Onorevoli, Presidenti delle Province dell’Aquila e Isernia e i 14 Sindaci  dei comuni interessati dalla Transiberiana, da Sulmona a Castel di Sangro fino a Isernia, compresi quelli del Pnalm. Una grande festa con un corteo animato da personaggi in costume d’epoca per rievocare gli anni di fine Ottocento quando la suggestiva linea ferroviaria cominciò a vivere.

 

 

Tornare a raccontare

Tornare a raccontare l’Appennino . E tornare a farlo nel mese di settembre. Il mese della stagione che cambia, dei borghi incantati, della comunità che si ritrova, in questa terra di montagne e vallate, di santi e dei, di emigranti dell’anima e viaggiatori con lo smartphone. Raccontare come abbiamo sempre fatto le storie , i protagonisti, i luoghi. Raccontare il tempo, le attese dell’alba nella faggeta secolare, il versante assolato della montagna dalle pareti rocciose, la strada sterrata da percorrere, il buio dei portoni alla fine del vicolo, la fontana che zampilla nel fresco di un cortile antico. Dopo nove anni di pubblicazioni in cui abbiamo descritto i cambiamenti e le prospettive, le speranze e le attese di uno sviluppo a volte difficile di questa “regione nella regione” che è la montagna abruzzese, abbiamo deciso di riaprire la nostra finestra, di rimetterci in cammino con il taccuino del cronista e la macchina fotografica. Vogliamo scoprire altre latitudini del belvedere appenninico, cercare nuove storie da raccontare, nuovi protagonisti che hanno scelto di investire risorse e intelligenze nei nostri paesi. Una regione che è uscita da una estate rovente, e non è solo una metafora. Questi paesi che è giusto ricordarlo stanno attraversando un momento difficile, eletti a luoghi di futuro sono minacciati da una crescente marginalità. I dati impietosi elaborati da una ricerca dell’Università di Firenze hanno attestato che in Italia 186 comuni sono ormai abbandonati. Molti sono paesi di montagna. In uno dei numeri di Abruzzoèappennino avevamo raccontato la storia di una giovane archeologa che aveva scelto di tornare a vivere a Campotosto dove aveva riaperto una attività artigianale, unendo la tradizione e la qualità del prodotto all’e-commerce, mettendo insieme arte manifatturiera e promozione 2.0. Poi c’è stato il terremoto. La sua attività azzerata. Il piccolo paese di Valle Piola , un agglomerato di case ormai disabitato dal 1977 quando l’ultimo dei residenti è andato via, nel territorio di Torricella Sicura, zona di confine tra l’Abruzzo e le Marche, è stato messo in vendita. Cinquecentomila euro, come un appartamento di medie dimensioni cittadino. Sono due esempi, che fanno riflettere. Nel mese e nella stagione dei ritorni, dall’ Appennino arrivano anche queste storie. Proveremo a raccontarle per voi.